IL FAVOLOSO MONDO DI AMÉLIE…NOTHOMB

 

 

Quando leggendo un libro non riesco a scovarne l’autore il libro mi piace di più, dimentico chi l’ha scritto e mi lascio trascinare dall’intreccio.

I grandi romanzi classici ci trascinano in un mondo che noi non conosciamo, descrivono e accompagnano, attraverso i personaggi, il lettore.                     (di  Margi De Filpo)

I libri che più ho amato, anche di autori contemporanei hanno questa caratteristica; descrivono un mondo all’interno del quale i personaggi si muovono. Il movimento è corale, l’ambiente a volte accennato, ma ogni personaggio rispetta se stesso, il suo carattere e la sua identità, anche se costruita.

Leggo un romanzo di Amélie, e la trovo in tutti i personaggi. Il testo mi piace ma non riesce a coinvolgermi più di tanto. E’ sempre lei che si ripete, con un ritmo irresistibile, con un cinismo che ci lascia a bocca aperta, senza parole.

Ma lei è tutti i personaggi, la loro storia è la sua, e fin qui va anche bene, è l’autrice! Ma c’è qualcosa che non torna.

Si scrive di ciò che si conosce, ma Amélie mi sembra conosca bene solo se stessa. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che già questo è cosa rara, ma c’è qualcuno a parte se stessa nei libri di Amélie? Mi potrebbero rispondere di sì; c’è sua sorella, la sua famiglia, i luoghi che ha visitato, qualche uomo ma la mia domanda resta aperta.

Questi suoi personaggi sono vuoti e muti. Comunicano solo con l’interno, sono personaggi che appartengono a lei sola, non diventano nostri quando li leggiamo.

Amélie resta distante, superba, sembra voglia raccontarci i fatti suoi e basta.

I suoi romanzi non sanno di letteratura ma di autoanalisi, non crea personaggi che possano restare immortali, immortale resta solo lei con le sue grandi apparizioni pubbliche, studiatissime, con il suo egocentrismo a la sua diversità ostentata.

Crea un mito di se, con un narcisismo esasperato.

Si mostra, si trasforma in un personaggio ella stessa e dimentica i suoi, li ignora, li scavalca.

Lei crea un mito di se, il favoloso mondo di Amélie è la stessa Amélie… E noi?

Noi la leggiamo, la ammiriamo, restiamo incantati dalla sua intelligenza, dal suo cinismo, dal suo personaggio… Ma dei suoi libri cosa c’è rimasto?

La osservavo dalla Dandini, con il suo cappello polifunzionale. La osservavo raccontare al pubblico di aver scritto 70 romanzi, se non sbaglio, che non ha intenzione di pubblicare e che dovranno restare chiusi nella sua cassaforte.

La osservo per quello che è, una provocatrice. Se esistano o no quei romanzi non conta, per il suo pubblico essi esistono, e i suoi fan sperano che lei cambi idea, che li renda partecipi ancora una volta di sè. Perché il suo fan non può accettare che Amélie tenga qualcosa per se. Amélie non può avere segreti!

Aggiunto il segreto aumenta il mito di sè.

Una mossa astuta, degna di un politico, ma di una scrittrice? Non so… Immaginereste mai Italo Calvino  dire “Ho scritto altri 70 romanzi, ma non ve li faccio leggere… neanche dopo la mia morte li dovrete leggere!!! Però li tengo perché sono come figli” !! Amélie, ma se non vuoi che li leggiamo che motivo hai di dirci che esistono? E aggiungere anche che le tue volontà saranno rispettate per legge solo per un tempo limitato dopo la tua morte…

Io, che sono fra i tuoi lettori ma non fra i tuoi fan, mi accorgo oggi di essere una donna del mio tempo.

Mi accorgo grazie a te di non essere immune alla sindrome del guardone che affligge una generazione che ormai si emoziona solo spiando le vite degli altri. Tu la tua ce la sbatti in faccia, già commentata ed analizzata, elimini anche la fatica del cercare l’autore fra le righe.

Ma non ti nego il merito di aver carpito il segreto di questa generazione, di essere riuscita a manipolarci come hai voluto.

Congratulazioni Amèlie, perché pur scoprendo il tuo segreto non posso immunizzarmi.

E mentre scrivo mi accorgo, eccolo di nuovo, di quell’impulso… ad uscire, comprare, divorare un altro libro di Amélie! E il bello è che non so perché!

 

 

Margi de Filpo

 

 

 

 

 

 

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