Il prezzo di una nazionalità.

 

Mosca, massacrata dagli skinheads. Allarme xenofobia in Russia.

Qualche mese fa, sulla Repubblica.it, il grassetto di tali parole introduceva ad un articolo (datato 23 marzo 2008) dai contenuti interessanti quanto inquietanti. (http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/esteri/russia-xenofobia/russia-xenofobia/russia-xenofobia.html).

La discriminazione dello straniero non è propriamente una novità. Neanche i quotidiani relativi fenomeni di violenza, ammettiamolo. Si tratta di fatti ai quali siamo avvezzi, che ci lascino indifferenti o, magari non spesso, realmente indignati. Perché, dunque, fossilizzarsi su una notizia, una fra tante?                                

(di  Angelo Tino)

Poniamo che l’articolo inizi così :«Era una donna immigrata e questo è stato sufficiente per ucciderla. Un gruppo di giovani skinheads ha tagliato la gola ad una donna del Tagikistan davanti a terrorizzati passanti lungo una strada di un quartiere a nord di Mosca».

Ci apparirebbe più interessante adesso? Magari semplicemente per quella dose di sadismo che veste la violenza e l’assenza di scrupoli di un certo interesse agli occhi delle persone. Perché, non nascondiamocelo, gli episodi privi di troppa umanità ci affascinano, anche solo un po’.

E se aggiungessimo che «le statistiche del 2007 non sono ancora state aggiornate, ma nel 2006 ci sono state oltre 539 aggressioni, con 54 morti: un aumento del 17% rispetto all’anno precedente»?

Prescindendo dai vaghi psicologismi precedenti, a questo punto, un minimo di attenzione ai numeri sarebbe cosa saggia, non trovate? Degna dell’elogiata e pretesa umana intelligenza. Riflettere un momento sarebbe azione “naturale” più che “dovuta”.

Il fine di queste righe non è quello di affrontare in breve un grande tema del tipo “La xenofobia nel mondo di oggi” oppure “Razzismo e violenza”. Ho voluto semplicemente sottoporre all’attenzione di altri delle notizie che avevano attirato la mia. Anche perché, è chiaro, si tratta di episodi (in questo caso in versione russa) di problemi complessi e vastamente diffusi oggi sul nostro pianeta. In territorio ex-sovietico troviamo solo uno di tanti, possibili esempi.

Semplicemente condividiamo il racconto di alcuni fatti.

Siamo d’accordo, se non altro per brevità, nel non proporci qui prediche morali. Perdonerete l’azzardo, dunque, se chiudo dicendovi che «Quattro anni fa un gruppo di skinheads armati di mazze da baseball, catene e coltelli, attaccarono brutalmente tre immigrati tagiki a San Pietroburgo. Una bambina di 9 anni, colpita 11 volte, morì tra le braccia di suo padre. In ognuna delle case degli imputati, anche nell’appartamento del principale responsabile del crimine – appena un 14enne – gli agenti trovarono scritte neonaziste. Sempre a San Pietroburgo, quattro mesi prima, una piccola rom di sei anni fu picchiata a morte fuori da una stazione ferroviaria ».

 

 

Angelo Tino

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2 Responses to Il prezzo di una nazionalità.

  1. maria says:

    Angelo! comme tu dis sans reclamer une voix moralistateure: la discrimination reste un problème actuel auquel il faut faire attention! pour ça, on aura tjrs besoin des gens qui nous en parlent, qui nous montrent les faits et l’absurdité de cette violance!

  2. matahari says:

    dove è la novità? La violenza è sempre esistita, esiste e continuerà ad esistere. Lo straniero è stato, è e sarà il bersaglio più semplice contro cui sferrare l’attacco, sino all’eliminazione. Il dato in crescita? beh, forse è proporzionale all’aumento della popolazione mondiale. o sono forse le modalità di esecuzione? se penso ad un uomo primitivo che ammazza qualcuno con la clave non rimango meno schifata…allora cos’è? credo che la risposta risieda nel tipo di bisogni che la violenza soddisfa. quello di identità, prima di tutto. In un mare di omologazione, la violenza sembra essere l’unica strada che restituisce alle nostre vite (o morti?) tutte uguali un senso di umanità (quella più becera, si intende, ma pur sempre umanità)…non più cogito ergo sum, ma uccido ergo sum. questa è la rivoluzione del nostro secolo, di questo orrore sono sporche le nostre mani…

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