Tra Parigi e Berlino.

Uno sguardo alle relazioni franco-tedesche.

Ad inizio novembre 2009, ha luogo a Parigi la visita del nuovo Ministro tedesco degli affari esteri, Guido Westerwelle (leader del partito liberale – FDP -), rappresentante dell’assetto politico uscito dalle ultime consultazioni elettorali. Un liberale. Tra i principali nomi di un partito rafforzato dalle recenti elezioni e che farà sentire il proprio peso nella nuova compagine governativa tedesca, della quale è parte integrante. Westerwelle è accompagnato da Werner Hoyer. Incontra Kouchener, Fillon e Sarkozy.                       (di  Angelo Tino)

La visita si inserisce nell’ambito degli stretti e frequenti rapporti che, da tempo, Parigi e Berlino hanno deciso di intessere. In modo particolare dal 22 gennaio 1963, con la firma del Trattato sulla cooperazione franco-tedesca (“Trattato dell’Eliseo”) e con l’impulso dato -a metà anni Settanta- da Valéry Giscard d’Estaing ed Helmut Schmidt alla “coppia” di stati nella costruzione europea, le relazioni tra Parigi e Berlino sono divenute sempre più strette. L’asse franco-tedesco, dunque, fin dalla seconda metà degli anni ’50, è parso acquisire una forte rilevanza, nel rafforzamento dei rapporti tra i due paesi come nel progetto di costruzione europea. Anche il portavoce del Ministero degli esteri francese, lo scorso 30 ottobre, ha ribadito il carattere privilegiato della cooperazione tra le due capitali.

Durante il recente incontro tra i ministri degli esteri di Francia e Germania si è discusso di attualità internazionale e di cooperazione bilaterale.

Nella conferenza stampa congiunta di Kouchener e Westerwelle, il 2 di novembre, dopo la riaffermazione dell’amicizia franco-tedesca, si è fatto cenno a vari temi affrontati : situazione in Francia e Germania e conseguenze della crisi economica ; sul piano internazionale, Afghanistan, Iran, Medio-Oriente ed altre questioni di interesse attuale. I due ministri degli affari esteri hanno parlato anche di ridare slancio al Triangle de Weimar, forum di dialogo che riunisce Francia, Germania e Polonia. Sembra che, dopo l’ultima riunione a Parigi nel 2008, il prossimo incontro sarà organizzato a Berlino. In ambito europeo, è stata riaffermata la necessità che Francia e Germania siano d’accordo sulle varie decisioni da prendere.

Si fa cenno, poi, ai successivi incontri : la visita di Sarkozy a Berlino, il 9 novembre 2009, per i venti anni dalla caduta del muro. Quella -prevista per due giorni dopo- della Merkel a Parigi, in occasione dell’11 novembre, data di conclusione della Prima guerra mondiale.

Un punto che non sfugge facilmente all’attenzione è la “precedenza di viaggio”  assegnata dal Ministro tedesco degli esteri a Varsavia, dove Westerwelle si è recato prima che a Parigi. La scelta è stata spiegata con semplici motivazioni logistiche, come ulteriori, contingenti impegni di lavoro dei colleghi polacchi.

La prima impressione ricevuta dalla visita in Francia del politico tedesco è, dunque, quella di un partenariato del tutto stabile tra Parigi e Berlino.

Andando più a fondo, sembra, però, il caso di aggiungere alcune osservazioni.

Con la riunificazione tedesca e l’inizio degli anni Novanta, si è realizzato un riequilibrio de facto, in favore della Germania, nel “vecchio continente”. Il rafforzamento del ruolo di Berlino è evidente anche nella politica di avvicinamento verso i paesi dell’Europa centro-orientale. L’allargamento dell’U.E. ad est vede gli interessi tedeschi rivolgersi ancor più verso tale area. Maggiormente indirizzati alla parte occidentale e mediterranea del continente quelli francesi. Senza dimenticare, però, che anche Parigi svolge una propria politica di attenzione per l’oriente europeo. Se Westerwelle si è già recato a Varsavia, all’Eliseo, il 5 novembre 2009, si è svolto un summit franco-polacco. Ricordiamo che la Francia, tra l’altro, risulterebbe essere il primo investitore in Polonia. Anche con il Triangle de Weimar potrebbero avere avuto a che fare questi due incontri (polacco-tedesco e franco-polacco). Non è improbabile che Berlino e Parigi si contendano -qui come altrove- un ruolo di attore principale. In tal caso, appunto, nella costruzione di un rapporto privilegiato con la Polonia (come con altri paesi dell’Europa centro-orientale).

Più in generale, Francia e Germania sembrano entrambe aspirare ad un primato in Europa. Sorgono e sono sorti aspetti di divergenza tra i due stati. Anche per questo, il 31 gennaio 2001, si è dato inizio al « processus de Blaesheim », al fine di realizzare una concertazione regolare tra i due paesi.

Al di là dello storico partenariato, orientamenti e priorità possono risultare differenti. Si potrebbe parlare, in realtà, di un “legame bicefalo” : ben stretto quando si tratti di difendere comuni interessi a livello europeo ed internazionale, ben più labile quando le rispettive politiche nazionali non trovino coincidenza.

La prima impressione -ripetiamo- è che i rapporti tra Parigi e Berlino continuino a rafforzarsi. La Merkel, dopo aver ricevuto dal Bundestag un nuovo mandato, ha incontrato il Presidente francese. Il suo primo viaggio dopo la rielezione è stato, dunque, riservato all’Hexagone. Durante l’incontro, la questione di maggiore attualità è stata quella della scelta del primo presidente dell’Unione Europea. Anche in tal caso i due paesi si sono presentati in accordo: nessuna chance per Blair, ad esempio.   Il Regno Unito è un paese ancora fuori dall’euro e, spesso, rivolto più verso gli U.S.A. che verso il Vecchio Continente. Tra l’altro, una prossima vittoria dei conservatori potrebbe spostare il governo inglese su posizioni meno europee.

Ma è chiaro che nella relazione franco-tedesca siano da considerare altri aspetti e questioni. La stampa, ad esempio, ha posto in evidenza la citata scelta del nuovo Ministro degli esteri tedesco di svolgere la sua prima visita in Polonia. Priorità a Varsavia, dunque ? Di certo -ripetiamo- un’evidente attenzione di Berlino per l’Europa dell’est e, magari, un’ambizione a voler giocare un ruolo centrale su diversi fronti diplomatici. I giornali fanno notare come la stretta vicinanza franco-tedesca abbia i propri limiti. E ciò non solo in temi di politica estera. La Germania, durante la crisi finanziaria, ha mostrato che la solidarietà europea si ferma dove iniziano i suoi interessi. Il che può voler dire reticenza verso un governo economico a livello europeo o una politica industriale comune.

In conclusione, l’asse franco-tedesco resta saldo nel portare avanti comuni interessi in ambito europeo ed internazionale. Ma i governi di Berlino e di Parigi danno anche prova di voler condurre una propria, indipendente politica estera.

Riteniamo, comunque, che, per avere un quadro più limpido, bisognerà conoscere meglio la direzione che la compagine CDU-FDP tenderà a prendere in politica estera. Se intenderà essere più vicina a Bruxelles, all’U.E. e, magari, al rafforzamento dell’asse con Parigi -senza ritenere che le due cose coincidano per forza- oppure maggiormente protesa verso la difesa di interessi tedeschi. Allo stesso tempo, sarà opportuno vedere quali saranno le future posizioni francesi.

Angelo Tino

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