Considerazioni sui recenti rapporti franco-turchi.

La Turchia è uno stato associato alla Comunità Economica Europea dal 1963. In unione doganale con l’Unione Europea dal 1996. Dal 2005 sono ufficialmente iniziati i negoziati per l’entrata del Paese nell’U.E. Nel tempo, al di là della collocazione geografica – solo parte minore del territorio della Turchia si colloca entro “limiti” considerati europei – e di argomentazioni di “ispirazione culturale, religiosa” e ad effetto propagandistico, si profilano, in merito, alcune problematiche: l’adozione dell’acquis communautaire; il problema di Cipro (nella cui parte settentrionale vi è, dal 1974, la Repubblica Turca di Cipro del Nord); la storica questione della minoranza curda (si pensi al contrasto tra autorità turche e P.K.K.).                        (di  Angelo Tino)

Invece di analizzare il tema dei rapporti tra Unione Europea e Turchia nel suo complesso, ci proponiamo, in questa sede, di restringere il campo e dare un sintetico sguardo alle recenti linee delle relazioni tra Ankara ed una delle principali protagoniste dell’Europa odierna: Parigi. Queste, d’altro canto, contribuiscono in misura rilevante all’evoluzione dei rapporti tra U.E. e Penisola turca, potendo costituire, quindi, un punto di osservazione significativo.

Il 7 ottobre 2009, il Presidente turco Abdullah Gül arriva nella capitale francese per una visita di tre giorni. L’occasione formale è data dalla Saison de la Turquie en France.

Il dialogo tra Parigi ed Ankara, nei mesi precedenti, sembrerebbe essersi rafforzato.

L’AFP (Agence France-Presse) del 6 ottobre 2009 (Le président turc: “notre priorité est de mettre en pratique les acquis” européens)  informa: «La “priorité” du régime islamo-conservateur de Turquie est de “mettre en pratique les acquis” et les valeurs de l’Europe, a affirmé mardi à l’AFP le président turc Abdullah Gül, à la veille d’une visite en France, pays qui s’oppose résolument à une adhésion turque à l’UE»[1]. Il Presidente turco mette in evidenza come Ankara sia vicina ai principi europei di democrazia e di diritto (e diffonda, tra l’altro, tali valori nel Proche-Orient), senza contraddizioni con il fatto che la maggioranza della popolazione del proprio paese sia di religione musulmana. L’Agenzia informa, inoltre, che «La Turquie et l’Arménie doivent signer le 10 octobre à Zürich deux protocoles, pour d’une part établir des relations diplomatiques et rouvrir la frontière commune, et d’autre part dynamiser les relations bilatérales». Per quanto attiene a tragici eventi del passato (in Armenia e, tendenzialmente, in Europa si parla di «genocidio» degli Armeni mentre la Turchia esprime posizioni differenti), è prevista l’istituzione di un’apposita commissione (nella quale, per Gül, potrebbero entrare storici stranieri ed, in particolare, francesi) per valutare tali fatti ed eventi. La fonte citata sottolinea, dunque, come il rappresentante turco arrivi a Parigi sostenendo la candidatura di Ankara all’U.E. ed il fatto che i negoziati, in merito, vadano tenuti aperti.

E gli attuali rappresentanti delle Istituzioni francesi? Come la pensano? Sarebbe sufficiente dire che con la Turchia intendono avere buoni rapporti ma che non ne desiderano l’entrata nell’Unione? Magari per ragioni di tipo culturale? La stessa AFP ricorda che «Les dirigeants français disent vouloir l’association “la plus étroite” entre Ankara et l’UE, sans aller jusqu’à l’adhésion. Sans préciser les contours de ce partenariat»[2]. In questi termini, il tutto resta un po’ vago. E non abbiamo, di certo, l’ambizione di risolvere i diversi enigmi che potrebbero celarsi dietro visite ufficiali e relazioni diplomatiche. Nulla ci impedisce, però, di notare alcuni elementi, magari, meno pubblicizzati.

Che quello turco sia o meno un «régime islamo-conservateur» che si avvicina – o intende avvicinarsi –  all’Europa, e considerando che la Francia non faccia proprio buon viso all’ingresso di Ankara nell’U.E., ci pare sia possibile fornire qualche spunto di tipo, diciamo, pratico. Parigi, nello stesso periodo, volge il proprio sguardo anche in direzione di altri paesi. Se una delle ragioni che porta l’attenzione di Sarkozy verso il Kazakhstan è di “natura energetica” e se si intende  davvero «construire un oléoduc reliant le champ pétrolier de Kashagan à la mer Caspienne», un oleodotto che, «Selon l’Elysée», permetterà «de contourner la Russie via l’Azerbaïdjan et la Turquie à partir de 2013»[3], non può ritenersi chiaro per lo meno uno dei motivi che starebbero alla base di un diplomatico avvicinamento ad Ankara?

Inoltre, gli investimenti «économiques français en Turquie se ressentent déjà fortement des frictions entre les deux pays. “Depuis 2005, ça va de mal en pis, les firmes françaises voient des appels d’offre leur passer sous le nez”, relève Didier Billion. Gaz de France a été par exemple exclu du projet de gazoduc euro-turc Nabucco, alors que la sécurité de l’approvisionnement énergétique est un des arguments clés des partisans de l’adhésion»[4].

La visita del presidente turco nella capitale dell’Hexagone sembra collocarsi su un piano che potremmo definire “diplomatico”, in senso letterale e, dunque, ambivalente. Da una parte le divergenze (ben espresse dalla questione dell’entrata della Turchia in Europa) tra Parigi ed Ankara, dall’altra gli interessi che portano i due paesi a cercare d’intendersi, anche sfruttando occasioni come quella della Saison de la Turquie en France.  Per un importante paese europeo, da un punto di vista economico e strategico, non sembrerebbe affatto vantaggioso un declino delle relazioni con i Turchi. Per questi ultimi, d’altra parte, l’evoluzione dei rapporti con l’U.E. potrebbe difficilmente prescindere dalle posizioni che la Francia intenderà assumere.

E’ anche la stampa a far notare le sfumature contrastanti che caratterizzano la visita ufficiale dello scorso ottobre. Tra i titoli di “Le Monde.fr” dell’08.10.2009 si legge: «Service minimum à l’Elysée pour le président turc»[5]. Dunque, non un’inaugurazione in grande stile dell’esposizione nell’ambito della citata Saison de la Turquie en France (come, a quanto pare, avrebbe preferito A. Gül), N. Sarkozy «ne voulant pas s’afficher ostensiblement avec le président d’un pays dont il s’oppose à l’adhésion à l’Union européenne (UE)». E di adesione all’U.E. – lascia intendere l’articolo – forse non si parlerà (o per lo meno, non sembra essere “in programma”). In seguito, in merito a tale questione e quasi a conferma delle previsioni, François Fillon ed Abdullah Gül, durante il loro incontro, sottolineano semplicemente la necessità di dialogo e trasparenza nei negoziati[6].

Dietro strette di mano e formalità si muovono, dunque, i vari interessi che attraversano il gioco dei rapporti tra Ankara ed i paesi d’Europa. Questi ultimi appaiono, troppe volte, ancora lontani da una reale politica estera comune. Proprio per questo, dalle mosse dei singoli stati del Continente, spesso, è possibile trarre alcuni degli elementi concreti che contribuiscono a formare la complessa realtà della politica europea.

Angelo Tino


[1] M. Sailhan, Le président turc: “notre priorité est de mettre en pratique les acquis” européens, Agence France-Presse (d’ora in poi AFP), 06/10/2009.

[2] J.-L. de la Vaissiere, Turquie: Gül en France, chef de file des opposants à l’adhésion à l’UE, AFP, 07/10/2009.

[3] A. Leparmentier, La France veut faire du Kazakhstan un allié stratégique en Asie centrale, in “Le Monde.fr”, 6/ 10/2009.

[4] J.-L. de la Vaissiere, Gül en France, chez le chef de file des opposants à l’adhésion turque à l’UE, AFP, 07/10/2009.

[5] A. Leparmentier, Service minimum à l’Elysée pour le président turc, in “Le Monde.fr”, 8/ 10/2009.

[6] Tra le dichiarazioni ufficiali di politica estera, sul sito www.diplomatie.fr, l’8 ottobre 2009, è possibile leggere il comunicato del Primo ministro francese in relazione alla Turchia ed al suo incontro con il Presidente turco. Tale occasione avrebbe dato modo di «évoquer la relation bilatérale franco-turque, et de souligner la densité des échanges économiques et des partenariats industriels, ainsi que leurs perspectives de développement, notamment dans les domaines de l’énergie, de l’aéronautique et des infrastructures. Ces questions seront approfondies à l’occasion du séminaire économique franco-turc organisé le 9 octobre au siège du MEDEF, à l’ouverture duquel le Premier ministre et le président de la République de Turquie interviendront». Inoltre, la discussione avrebbe permesso «de constater la convergence existant entre les positions de la France et de la Turquie sur les grands dossiers internationaux, qu’il s’agisse de la gouvernance économique internationale dans le cadre du G20, du maintien de la paix et de la sécurité, ou de la lutte contre le terrorisme». Nulla di nuovo sembra trasparire in merito al tema dell’adesione turca all’Unione Europea.

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