Prefazione ad “Il silenzio dopo la luce”.

 ESTRO – INDUZIONE  

 Un cosciente attentato all’INTRODUZIONE!E’ un fluire di pensieri ispirato, suggerito dall’emotività più che dalla finalità letteraria che,per “induzione”intende trasmettersi al profondo essere (IN) di chi viene a contatto. . 

 Non è una direzione quella che vi indicherò!Queste poche filiformi linee inchiostrate che seguono sono frutto di un bisogno “egoistico” di trasmettere… nel mio caso spingere fuori, senza privarmene, quell’emozione già radicata in me da tempo, e recentemente risvegliatasi, con la dolcezza e la sensualità proprie dell’oscuro, del misterioso, dello sconosciuto che sa abbandonarti in un limbo di pure percezioni. E’ tra le sospettose, quanto imprevedibili maglie intessute da una delle (secondo me) più interessanti caratterizzazioni proposte: Marion/Urizen/incantatrice, che ho ricordato brividi, ho rivissuto in molteplici forme quello stato d’animo e lo sguardo con occhi differenti.Sembreranno peregrinazioni concettuali confuse, ma le pagine di Marco hanno saputo condurmi, come valide compagne, dove ho dovuto ammettere di non essere mai stato: il suo luogo. Qui ho incontrato realmente Marco Germani. Stupefacente! Considerando che, di fatto, chi scrive può dirsi uno dei suoi migliori amici da circa dieci anni. E’ proprio a partire da questo che intendo sottolineare l’unicità delle brevi ma significative storie che vi propone. Ma è soltanto procedendo con ordine, quindi essenzialmente negando la mia natura che, come avrete notato è radicalmente contorta (c’è chi direbbe visionaria), mi sarà possibile dipanare le questioni, presentate finora, lo ammetto, senza troppa chiarezza.Proprio a qualche tempo fa risale la precedentemente descritta illuminazione che ho avuto sul mio “amico-autore”. Ci trovavamo ad una mostra d’arte… e, mentre sognavo di fronte al secondo Van Gogh “LIVE” della mia vita, lo vedo pietrificato davanti alla tela di un artista non contemplato dalla mia (ahimè) non troppo approfondita cultura artistica. Raffigurava una scena, a mio giudizio, abbastanza claustrofobia e cupa: una visione in soggettiva di una navata laterale di una chiesa evidentemente gotica, che lasciava intuire appena accennata nell’oscurità un’apertura nel fondo leggermente spostata a sinistra rispetto all’osservatore. Estasiato Marco continuava a manifestare la sua approvazione, al che mi sono sentito quasi in dovere di discuterne. Ho chiesto quindi delucidazioni su quell’angolo oscuro in fondo che tanto evocava una porta, e che a me dava, d’impatto, una speranza di uscire da quello scenario così “inquietante”. Per tutta risposta ha esordito con: «Di certo è un’entrata!»… Penso avrete confidenza con quelle situazioni del tutto normali, se vogliamo, le quali riescono ad innescare, nella mente di chi è disposto, dei processi a catena il più delle volte estremamente proficui.Marco, inconsciamente, mi aveva dato una delle chiavi utili a decriptare quel suo viaggio interiore di cui l’architettura dei componimenti che avete tra le mani risulta intrisa.Come aneddoto, quello appena descritto, racconta molto anche di lui e del suo essere, profondamente attinente con il clima proprio delle vicende che racconta. Nella “quotidianità parlata” lo si definirebbe un: MISTERIOSO, INTROVERSO, FRAGILE, FORTE e a suo modo GENIALE… OK ORDINE!Torniamo alla chiave di una lettura “magicamente” suggeritami: in un ambiente come quello del quadro lui vedeva un’entrata… immediatamente cascate di collegamenti si riversarono da un ignoto altrove nella mia testa: lungo i percorsi delineati da ogni singola vicenda del libro, vedevo il loro “demiurgo” come un novello Virgilio impegnato ad accompagnare il Dante di turno NEL PROPRIO INFERNO; in quello che c’è in ognuno di noi pronto a risucchiarci le membra e da ciascuno ipocritamente (chi più, chi meno) negato e celato da un sorriso spavaldo nella propria individuale, continua caccia alla routine (da: “la Vergine sull’Amightown). Come torno a ripetere, queste, sono mie peregrinazioni; dagli eventi e dalla lettura ho voluto trarre l’emozione che ora mi nega un punto, una virgola e mi spinge a scrivere oltre. Ma tra le righe potrete osservare l’unicità di questo ragazzo alle prese con le sue prime cosmologie letterarie, la sua rara capacità di lasciare che ognuno di noi torni a firmare la pace con il proprio “lato oscuro” e vi cresca insieme conoscendosi e conoscendo. Scorrete, scorrete pure tra quelle che vi sembreranno parole taglienti, lasciatevi emozionare, respirate l’aria, per ognuno diversa, che è possibile trovare in questa lettura, riflettete e scopriteli nuovi… strizzate l’occhio a quei piccoli “trip onirici” forniti dalla “Germani airlines” in quei suoi slanci oltre, nei momenti in cui morde la sua anima e per un attimo ce la lascia osservare… proprio lì vi vedrete riflessi in qualche scheggia di vita dimenticata… un giorno anche voi potrete scoprirvi a fare l’amore in fondo alla navata della tela con la vostra personalissima Vergine di Amightown…                                                                   

 enjoy the following author secret silence…         

                                                         It will move you (on)… 

 DANIELE  RIGHI   

      

 

PREFAZIONE….o meglio qualcosa in merito 

Prima di iniziare a “prefazionare” lo scritto in questione gradirei consultare rapidamente, o almeno senza eccessiva avidità linguistica, il dizionario della lingua italiana.Alla voce “prefazione”, così si esprime: «breve scritto che l’autore o altra persona premette ad un’opera per illustrarne ai lettori i caratteri o gli intendimenti». In sostanza? Un dramma! Almeno per me. Perché? Semplicemente: tra l’autore e l’altra eventuale persona io sono la seconda e dovrei illustrare i caratteri o gli intendimenti del primo a chi leggerà ciò che questi ha scritto.Insomma dovrei spiegare a terzi qualcosa che non ho detto o almeno fornire loro degli elementi a riguardo. Direi di essere l’ultima persona a cui avrei affidato un tale compito, se non altro perché tendo a soggettivare un po’ tutto. Ma non intendo farmi soggiogare da questo mio difetto a discapito dell’autore, del quale tra l’altro sto proprio adesso ascoltando alcuni brani di suoi amati autori (da P. Bertoli, a F. Guccini, ai Queen). Anzi, sarei tentato, almeno in quest’occasione, di rendere un pregio tale mia piccola pecca, proponendola nelle vesti di chiave di lettura plurima e libera. Il senso è «prendetela un po’ come vi pare»! credo che anche l’autore sia d’accordo con una così “liberale”, ma che dico, “svincolante” ipotesi interpretativa… sì, insomma, se la vaga, leggermente scapestrata ed irresponsabile clè de lecture in questione vi è arrivata, spensieratamente adagiata tra queste righe, allora è probabilmente così.D’altronde, chi scrive semplicemente presenta dei racconti, nella gran parte del volume. Nello scriverli ex novo o nel riproporli ha piacere e lo fa. Tali temi lo affascinano. Egli esprime la sua creatività, evidentemente appassionato nel trovarsi tra vita quotidiana e fenomeni sconosciuti o addirittura paranormali.Si distinguono le pagine caratterizzate da una scrittura, a mio modo di vedere, più direttamente espressiva d’idee, inquietudini e stati d’animo dell’autore.Non sono molto vicino al genere di testi proposti in questo lavoro, o meglio, lo sono molto poco. Da quel che ne ho tratto leggendo, direi soltanto che nei racconti vi saranno proposte delle combinazioni tra aspetti diversi della natura umana (pregi, debolezze, difetti, tratti nascosti) e situazioni non reali, spesso inquietanti o comunque, di certo, “non allegre”. Dunque contesti che si sottraggono, o tendono a sottrarsi, al controllo della realtà e degli essere umani che in essa vivono con le loro paure e modi di reagire di fronte a ciò che non conoscono.Quale risultato dall’incontro di questi ed, eventualmente, altri elementi? La risposta alle singole esperienze emotive.So di non essere stato proprio ciò che si definisce una guida alla lettura, ma non mi ero proposto un obiettivo così ambizioso. Non mi sembrava il caso di incatenare ad interpretazioni personali (tra l’altro fisicamente precedenti il lavoro) un testo non mio e di chi lo leggerà. Anche perché non sono un critico, un esperto con tanto di titoli ed ho già accennato ai miei vizi da interprete un po’ “egocentrico” o, semplicemente, soggettivo.In conclusione, meglio un autore e dei lettori in piena libertà… a mio parere, s’intende. Buona lettura     

 

ANGELO TINO   

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