“Tra le pagine di un’amica”. Monologo breve (di Angelo Tino).

(Monologo breve)

“Tra le pagine di un’amica”


*

(Voce esterna alla scena)

Onde in moto sofficemente irregolare, di una inquietudine latente e manifesta, attesa e priva di gestualità eloquenti. L’espressione naturale e l’osservazione silenziosa.

Senso di solitudine e coinvolgimento.

*

(Tardo pomeriggio di metà dicembre. Clima relativamente mite. Via centrale, non lontano dalla fermata dell’autobus, sita in una piazza)

(Inizio monologo)

(Il personaggio – un uomo sui 30 anni – quasi smette di camminare e legge a voce alta alcune pagine scritte al computer e rilegate)

«Le strade tralasciate dagli sguardi patetici e distratti, dagli sguardi uguali e distratti. I lavori, pubblici, privati. I lavori, più o meno leciti. La banale quanto oggettiva osservazione della mancanza di tempo in una “vita di sacrifici”, che al perché mai risposta ci rischiara. Le spese e i libri di testo. I nuovi manuali universitari, patrimoni di nozioni da re del quiz stile americano….così, scegliendo tra memorizzare, imparare, semmai insegnare, ci si scambia frasi sull’incertezza del futuro, ma senza discutere. Nelle facoltà qualche voce sembra dire “critica, conoscenza….o, forse partecipazione”. L’università, l’istituzione. Ma niente disfattismo che diffonde la generale opinione che “va tutto male”, in un generale contesto di recessione. “C’è crisi!”. Punta di diamante del frasario nostrano, dall’irrinunciabile taumaturgico potere di risanamento delle fratture sociali.

Trascorrere ore in automobile tra traffico connaturato alle giornate della metropoli, cambiando marcia con soddisfazione nei rari tratti di via libera. Si cerca di eludere il fragore fastidioso con l’autoradio acceso e, forse, con i vetri chiusi. Un senso d’aria rarefatta e di solitudine. Quindi, a momenti, i vetri si sente la voglia di aprirli. Ma un’immagine spesso reiterata che esprima l’istinto di fuggire via sarebbe di singolare monotonia, rendendomi, attraversandola, una cercatrice di consensi tra giovani menti da tempo racchiuse in un semplice desiderio di evasione. E ciò sarebbe un tremendo colpo per il mio egocentrismo.

Troppo arrogante per non temere la massificazione….e per riuscire a scrivere a lungo senza parlare di me. Inutile nasconderlo. Le mie descrizioni sono i miei sensi. I miei sensi i miei tormenti. Ricerca di frasi ad effetto. Continua ambizione ad essere notata. Ma l’attenzione rende spesso soli. Come in questi momenti. Cerchi di immaginare uno scenario da raccontare. Forse proprio perché non ti ci trovi realmente. Non mi riferisco a luoghi fantastici di improbabile realtà, meravigliosi e inquietanti quanto irraggiungibili.

Amerei dirti del palcoscenico da cui passo. E, scorgendoti, con malcelata attenzione, mi fermerei al riflettore principale. Ambisco al tuo pieno interesse in questo momento. E’ la tua dimenticanza che temo….più di un tuo rifiuto. Sarà una delle migliori esibizioni, se avrò lo spazio che non hai concesso ad altri. Un purpureo sipario ci separa. Due onde di senso opposto confliggerebbero  distruggendosi.. O forse no. La mia passione, certo, non è il buon senso….»

(Smette di leggere e, tenendo il testo tra le mani, inizia a parlare, da solo, senza interagire con i passanti)

Si vede subito che è lei a scrivere. Direi di aver fatto l’abitudine al suo stile un po’ retorico e complesso, di una che pare voler più impressionare per forma che definire un contenuto.

E’ quasi una caratteristica di Sabrina. Prova un certo piacere a parlare di cose che sono o, per lo meno, appaiono complicate, ponendo un marcato accento su se stessa. Se ne sono sicuro? In fondo….io sono una delle poche persone con cui parla abbastanza liberamente ed a cui mostra delle sue tele ed alcune pagine….preferirà scrivere o dipingere? Tra l’altro, anche se spesso non la seguo molto cerco di ascoltarla. Abbiamo un buon rapporto. E’ una ragazza a posto, gentile e quando può mi fa anche avere dei biglietti gratis per il cinema dove lavora. A trent’anni, direi che è una delle coetanee che preferisco e poi è d’aspetto gradevole, un po’ kitch nel vestiario forse, ma nel complesso carina.

(Poco distante, passa l’autobus)

No! L’autobus!….non mi va proprio di corrergli dietro, vado a piedi.

(Inizia a passeggiare, continuando il suo discorso)

L’inizio dell’università…non sembra così lontano a pensarci. La fila davanti alle segreterie studenti. Entrambi matricole della Facoltà di Filosofia, ma lei compilava carte per cambiare corso di studi : «Per fare qualcosa di più concreto ed utile per il futuro», diceva. Ritengo non amasse sentirsi dire come interpretare pagine di autori che preferiva leggere per conto suo. Sei in fila con una ragazza, ci parli un po’….in vari momenti mi distraevo, fingendo di continuare ad ascoltarla.

E’ stata una delle prime nuove conoscenze fatte in ambiente universitario.

Sabrina ha conseguito una laurea in un ambito gestionale e aziendale nel quale dubito tenterà realmente di lavorare ed, inoltre, ha generosamente aiutato me a scrivere una apprezzata tesi in  Storia del pensiero politico. Si è rivelata una buona amicizia.

Per un tardo pomeriggio di giovedì metà dicembre le strade non sembrano così affollate. L’illuminata “segnaletica natalizia”, le vetrine, i “prezzi ineguagliabili”, Sabrina dovrebbe staccare tra un quarto d’ora. Diciamo che l’aria non è troppo fredda e la passeggiata non è male….ah, ci siamo, ecco il cinema….il telefono, fa vedere chi è….Sabrina, guarda che sono arrivato proprio adesso, sono qui davanti….come? Dove sei? Sei andata via poco fa? Come, poi mi dici….a dopo? Ma….ha attaccato! Non capisco, che succede? Adesso provo a richiamare. E’ spento! Vediamo, che faccio? Bar? Mi siedo al tavolino, prendo un caffè e aspetto un po’. Continuo a leggere il testo di Sabrina.

(Entra, si siede ad un tavolino, con vista sulla strada ed inizia nuovamente a leggere)

«L’altro giorno, arrivata davanti al cinema, passavi davanti a me. I capelli castano scuro, il cappotto verde rame, occhi pensosi e incuriositi, il passo senza fretta. Perfettamente riconoscibile. La persona che già da un mese, ogni martedì, viene qui per un film, penultimo spettacolo, all’ora di cena. Sempre in quarta fila, posto centrale, senza compagnia, non potevo fare a meno di avvicinarmi, di sedermi accanto, di sapere qualcosa di te. La sala quasi vuota non ci impediva di proferire poche parole. Lo scambio di alcuni pensieri, l’avvicinarsi per bisbigliare, sono cose che aiutano a creare complicità. Non mi era mai successo di baciare una persona con cui avevo a stento parlato. A te invece? A te era già accaduto? Ti era accaduto di lasciarti andare, così, semplicemente, senza riflettere? Non ci avevo pensato prima, di trovarmi in una simile situazione, di agire istintivamente. Sembrerà assurdo, ma mi sono sentita donna. Nel fare ciò che volevo in un preciso momento, senza remore. Mi sono sentita donna, sembrerà assurdo, proprio mentre le mie labbra incontravano quelle di un’altra donna».

(Smette di leggere e, con il testo tra le mani, riflette a voce alta, sempre seduto, da solo, al tavolino del locale)

Ma sta scrivendo così, per scrivere….da quel che mi risulta a Sabrina piacciono gli uomini! O forse sbaglio?!

(Legge ancora)

«Il tuo corpo disteso sul mio, gli sguardi, le note new age, la temperatura mite del tuo monolocale. E’ stato piacevole, l’altra sera, più di quanto mi aspettassi, senza rimpiangere la presenza di un partner maschile».

(Pensa ad alta voce)

Ma non dirà sul serio!? Andiamo, non si tratta di un’esperienza reale. E poi, una donna, come un uomo….si, insomma, gusti particolari, con tutto il rispetto, si notano. Figuriamoci se non ci avrei fatto caso! Certo una novità, una scelta, un’esperienza recente….potrebbe essermi sfuggita, ma..non so..

(Legge)

«..devo trovare il modo di dirglielo. E’ un caro amico ed è giusto che lo sappia! Dobbiamo diglielo!»

(Squilla il cellulare. Smette di leggere e risponde)

….il telefono….Sabrina! Allora, dove sei?….io sto leggendo le pagine che mi hai….a che punto sono arrivato? Non ti seguo. Comunque, ad un amico a cui dovresti parlare. Sai, dopo la bella serata….un po’ particolare, diciamo. Ma si può sapere dove sei? Con chi? Carla? Ma chi..? La mia Carla? Sei con la mia fidanzata? Cosa, volete..cosa? Volete che legga la parte finale..? Pronto?!

(Posando il telefono cellulare, riprende a leggere)

«Forse dovremmo parlargli di persona, è vero. Ma, anche solo leggendo queste righe, deve saperlo. Io e Carla partiamo per trascorrere qualche mese in giro per Europa. Abbiamo bisogno di passare del tempo insieme. Di capire. Non è facile dirglielo, è mio amico e suo fidanzato. Non è facile, ma forse ci amiamo».

(Resta silenzioso, sguardo alquanto smarrito e dubbioso, con le pagine scritte da Sabrina tra le mani)


*


Angelo Tino

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