Parlare agli incolti?

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Messaggio elettorale e livello culturale medio del contesto sociale di riferimento. (di Angelo Tino)

Perché gli italiani hanno scelto il centro-destra? Come hanno potuto eleggere un leader come Berlusconi? Quanto sono stati influenzati dal suo potere televisivo?

In che cosa il centro-sinistra ha sbagliato?

Come si sarebbe potuta evitare la consegna del Paese al “sempreverde Presidente”?

In periodo post-elettorale, tra gli sconfitti e gli analisti, pare siano tra le questioni più in voga.

Molti appaiono sbalorditi dal consenso guadagnato dal Cavaliere. Continuano ad esserlo dopo più di 14 anni durante i quali questi ha dato con sufficiente evidenza, direi, prova di avere la forza per arrivare al Governo.

Si tratta di un’attitudine piuttosto economica e mediatica che non politica, ideale. D’accordo.

Ma detto questo? L’effetto sorpresa, dov’è? Perché non riesco a subirne il fascino?

Ci si continua a meravigliare di “incantesimi” già svelati. E tra i rappresentanti del centro-sinistra, volti spesso increduli ed amareggiati.

Ebbene si, incredibile ma vero. Berlusconi, in Italia, può vincere le elezioni politiche. Berlusconi ha vinto le elezioni politiche ed, in caso di amnesie varie ed eventuali, non è la prima volta.

Ma, sarò ripetitivo, le ha vinte in Italia.

Non sarebbe, dunque, il caso di dare uno sguardo al contesto? Alla società civile italiana? Alla gente? Alle persone che, con o senza una ragione, votano….o non votano?

La coscienza politica della maggior parte degli italiani, facciamocene una ragione, non è d’alto livello. Aggiungo, non è in crescita. Ciò mi pare si accompagni ad un più generale inaridimento culturale.

Non sto solo dicendo che il voto a PDL – Lega Nord sia riflesso di scarsa cultura. Evitiamo i semplicismi.

Se la maggioranza dei suffragi fosse andata, ad esempio, al PD, purtroppo, la cultura resterebbe scarsa. E le ultime elezioni, a mio avviso, ne danno prova e spunto di riflessione.

Evitando di lasciarmi trascinare da tentazioni retoriche, vorrei fare una semplice proposta. Quella di guardare video e relativi inni per la campagna elettorale degli aspiranti premier Berlusconi e Veltroni. Entrambi gli spot sono visibili su U-Tube. Quello per il candidato PDL, che è l’esempio più elaborato ed eloquente, viene indicato come inno/video ufficiale, mentre l’altro no. Ma non ritengo sia questo il punto centrale. Si osservi con un minimo di attenzione e discernimento, senza lasciarsi prendere da simpatie di parte o dalla semplice comicità dei prodotti.

Alcuni punti risultano evidenti.

Una forte personalizzazione della campagna elettorale. Si tratta di una tendenza, in ogni caso, generalmente diffusa nel panorama politico contemporaneo, non solo italiano.

La politica, in particolare in spot del genere, assume un carattere mediatico, si adatta alla forma ed al tempo, breve. In pochi minuti l’obiettivo è convincere il cittadino a concedere il proprio voto, non comunicare idee o programmi.

L’utilizzo congiunto di immagini, musica, parole cantate e leggibili sullo schermo mira a rapire lo spettatore. Tecnica comunicativa. Senza, però, riferimento a contenuti reali. Superficialità. Come se si avesse (o forse si ha) di fronte una mente infantile, uno spettatore culturalmente poco preparato.

Il tono populistico del video/inno pro Silvio risuona tra le differenti figure sociali (dal gelataio, all’operaio edile, al giovane del call center) che cantano entusiaste la cieca fiducia nel “Presidente”. Non appaiono sostenitori ricchi. Una giacca, una cravatta nell’I am PD, dove l’allegra cittadinanza è per Walter. Ma accanto alle belle ragazze ed al taxi driver rincuorati poiché Silvio c’è, come all’edicolante veltroniano, mancano persone con problemi, problemi seri, chi non arriva a fine mese, chi non ha una casa, un lavoro.

Un quadretto gioioso, rassicurante, per la tranquillità e la fiducia dell’ingenuo spettatore….ed elettore. Meglio non esagerare con il realismo, a quanto pare.

Lo stesso utilizzo dei media a scopo elettorale, è ovvio, rappresenta un aspetto ormai proprio della politica internazionale. Che un messaggio politico perda solitamente di spessore attraversando il filtro televisivo (in particolare quello dello spot), è altro punto condivisibile.

Si consideri, però, che chi elabora il prodotto, soprattutto se un professionista, pensa bene al target da raggiungere, al pubblico cui il messaggio è indirizzato. Il contesto socio-culturale in cui la pubblicità elettorale dovrà agire non viene certo trascurato da chi fa il lavoro. Prodotti come quelli succitati, sono costruiti in riferimento ad un certo background, possono esserne considerati un indicatore, se non un riflesso. Mi pare che osservare come un messaggio elettorale ad ampia diffusione venga comunicato possa aiutare un po’ a capire i soggetti sociali cui è indirizzato e di cui cerca di intercettare (oltre che creare, come la pubblicità in genere fa) gusti, esigenze, consensi.

Vorrei insinuare che un messaggio a scarso livello di contenuti faccia colpo su un pubblico culturalmente..assopito, diciamo? Che la pubblicità si adatti a far breccia in spiriti poco critici, in persone poco informate e preparate?

Io ho solo proposto qualche riflessione, ma il ritratto dell’attuale realtà sociale italiana potrebbe non risultare troppo entusiasmante.

Angelo Tino

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